Tutto sui prestiti Inpdap con garante: condizioni, garanzie, importi, rate, tassi

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L’Inpdap (Istituto nazionale di previdenza e assistenza per i dipendenti dell’amministrazione pubblica) ha rappresentato a lungo un punto di riferimento per i dipendenti pubblici. Istituito nel 1994 a seguito della delega conferita al governo con la legge 24 dicembre 1993, n. 537, dal d.lgs. 30 giugno 1994, n. 479, si è fatto notare soprattutto per la funzione creditizia assunta e svolta nel corso della sua vita. Troncata bruscamente nel 2011, quando il governo diretto da Mario Monti ne ha disposto la soppressione tramite l’approvazione del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, il cosiddetto Salva Italia, convertito con la legge 24 dicembre 2011, n. 214.
Da quel momento, i prestiti erogati sono diventati di pertinenza dell’Inps (Istituto nazionale per la previdenza sociale), pur mantenendone le caratteristiche. Ma andiamo a vedere più da vicino il motivo della buona reputazione che ha sempre caratterizzato i prestiti Inps ex Inpdap.

La convenienza dei prestiti Inps ex Inpdap

Per coloro che fanno parte del pubblico impiego e necessitano di un prestito teso a mettere in sicurezza il bilancio familiare, i prestiti erogati dall’Inps (ex Inpdap) rappresentano ancora oggi un motivo di attrazione. A giustificarne la reputazione sono i vantaggi che questi finanziamenti sono in grado di assicurare, a partire proprio dalla loro convenienza.  Solitamente, infatti, i tassi di interesse che li caratterizzano vanno ad attestarsi sotto il 5%, una soglia che viene troppo spesso valicata dagli enti creditizi privati.
C’è poi da considerare un’altra caratteristica di non poco conto, di questo genere di prestiti. Ovvero il fatto che la sottoscrizione di un prestito Inps non comporti la necessità di sostenere le ormai famigerate spese d’istruttoria e di intermediazione che sono il logico corollario quando ci si rivolge a banche o società finanziarie.
Basta infatti presentare il modulo di richiesta all’ente e attendere l’esito dell’istruttoria. Alla fine, il TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale) che ne conseguirà, il quale è la reale misura del prezzo del prestito, sarà molto più leggero di quello necessario sostenere per poter accedere ad un prestito privato.

Chi può beneficiare dei prestiti Inps ex Inpdap?

Chi è che può beneficiare dei prestiti ora erogati dall’Inps? In pratica i lavoratori del “pubblico impiego”, intendendo per tali coloro che vantano un rapporto di lavoro alle dipendenze delle amministrazioni statali, delle regioni, delle province, dei comuni. E, ancora, delle comunità montane e dei loro consorzi e associazioni, delle istituzioni universitarie, degli istituti autonomi case popolari, delle camere di commercio, industria, artigianato, agricoltura e loro associazioni, degli enti pubblici non economici nazionali, delle aziende ed enti del servizio sanitario nazionale, degli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, amministrazioni, delle aziende ed enti del servizio sanitario nazionale, dell’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni e, infine, delle Agenzie pubbliche.

Le condizioni per poter accedere ai prestiti Inps ex Inpdap

Tutte coloro che ne fanno parte sono i possibili beneficiari dei prestiti erogati dall’Inps (ex Inpdap). I finanziamenti, in particolare, possono essere erogati a qualsiasi soggetto dipendente pubblico o dipendente il quale sia iscritto alla Gestione unitaria per le prestazioni creditizie e sociali. A patto che soddisfino i seguenti requisiti:

  • l’essere in servizio nel momento in cui viene inoltrata la richiesta per l’apertura del finanziamento;
  • vantare non meno di 4 anni di servizio nel settore pubblico al momento della richiesta del prestito;
  • avere svolto almeno 2 anni di servizio nel caso in cui si rientri nella categoria degli invalidi o mutilati di guerra.

I requisiti ed il contratto sono inoltre computati in base al periodo di servizio del richiedente. Nel caso in cui al dipendente pubblico rimanga un determinato periodo di servizio per il collocamento a riposo, il prestito non dovrà avere un piano di rientro la cui durata vada ad eccedere il periodo temporale intercorrente tra la sua erogazione e la pensione.

I prestiti con garante Inps ex Inpdap

Anche l’Inps può ricorrere ai prestiti con garante? Non è propriamente così. Anzi, si può dire che nel caso dell’istituto questa soluzione creditizia non ha alcun senso di esistere. Il motivo è da ricercare proprio nel fatto che tutti i dipendenti e i pensionati del pubblico impiego sono in grado di appoggiarsi ad una busta paga o ad un trattamento pensionistico per impostare il loro piano di rientro.
Inoltre, la formula scelta per questo genere di prodotti creditizi è la cessione del quinto, di stipendio o di pensione. Nella quale la rata viene trattenuta in automatico sull’emolumento di cui gode il richiedente. Ne deriva la assoluta sicurezza di rientrare da parte dell’ente che concede il prestito. Che può essere direttamente l’Inps, il quale può però, a sua volta, fare da garante nelle richieste avanzate agli istituti convenzionati i quali concedono lo stesso genere di finanziamento.

Le garanzie: cosa sono?

Quando si parla di garanzie, si intendono in pratica:

  • la capacità reddituale, ovvero il godimento di una busta paga o di regolari entrate, documentabili, in grado di dare all’ente erogante la sicurezza di rientrare dei soldi prestati;
  • il merito creditizio, ovvero una storia di rapporti con il settore finanziario in cui non siano presenti macchie, come quelle rappresentate dall’iscrizione del proprio nominativo all’interno di uno dei tanti elenchi redatti periodicamente dalle centrali rischi.

Come si può facilmente capire, nel caso dei prestiti Inps, ex Inpdap, queste due questioni sono di secondaria importanza. Trattandosi di dipendenti pubblici c’è sicuramente una busta paga cui appoggiare il piano di rientro. Inoltre il merito creditizio è del tutto irrilevante, considerato come il prelievo dei soldi avvenga direttamente alla fonte.

Prestito con garante: occorre fare attenzione prima di adottarlo

Il prestito con garante è una formula molto gradita al settore creditizio. Il motivo è da ricercare nel fatto che, in pratica, affida alla finanziaria un cliente dotato di garanzie. Non le sue, naturalmente, ma quelle presentate dal garante. Sarà lui, infatti, ad assicurare il rientro della cifra mancante al ripiano del debito nel malaugurato caso in cui il contraente principale non sia in grado di ottemperare all’impegno assunto in fase contrattuale.
Inoltre, generalmente, il prestito con garante può comportare un costo abbastanza elevato. Come al solito, infatti, le finanziarie che lo concedono sono solite caricare sul finanziamento i cosiddetti costi accessori. Una categoria in cui possono rientrare svariate voci, ad esempio l’istruttoria della pratica. Costi i quali vengono spesso nascosti in modo da non far capire all’eventuale cliente il reale costo del denaro concesso. Una pratica molto discutibile, che può però essere sventata.

L’importanza del Modulo SECCI

Il modo migliore per riuscire a capire il reale costo del prestito, è costituito dalla presa di visione del TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale). Si tratta in effetti di un indicatore molto più attendibile del TAN (Tasso Annuo Nominale), andando ad includere la maggior parte dei costi accessori.
Considerato che molte finanziarie tendono a nasconderlo, comportamento aspramente criticato dall’Unione Europea, è possibile prendere visione del TAEG all’interno del modulo SECCI (Standard European Consumer Credit Information). Si tratta di un documento obbligatorio sin dal 2011 e che le finanziarie devono consegnare al potenziale cliente. Il quale può in tal modo riuscire a capire meglio la reale consistenza del debito assunto.
Per cercare di reperire prestiti con garante meno onerosi, si può anche provare la strada del credito online. Le finanziarie che operano sul web, infatti, sono solite proporre piani di rientro più sostenibili. Resi possibili dalla mancanza di spese di gestione come quelli a carico delle aziende creditizie tradizionali.