Quando conviene un prestito con garante. Considerazioni e cosa sapere

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Troppi italiani non sono in grado di accedere ai prestiti e avere una normale interlocuzione con il sistema creditizio. Un trend il quale si è fatto sentire anche in occasione della pandemia di Covid che ha toccato il nostro Paese, mettendo in grande difficoltà un gran numero di famiglie.

In particolare quelle che non possono contare su un impiego a tempo indeterminato e, di conseguenza, su una busta paga. Ovvero un cespite di reddito sicuro, il quale è considerato il punto irrinunciabile dalle aziende del settore, per prestare i loro soldi ai richiedenti.

Occorre però ricordare che, se da un lato è vero che senza le garanzie è difficile avere un prestito, ci sono delle alternative praticabili per ovviare alla mancanza di soldi. A partire dal prestito con garante. Andiamo dunque a vedere meglio di cosa si tratti e quando una soluzione di questo genere può convenire.

Cosa sono le garanzie e perché vengono richieste dalle finanziarie?

Quando si decide di allacciare rapporti con una finanziaria, in vista dell’ottenimento di un prestito, il primo fattore da tenere presente è quello rappresentato dalle garanzie. Ovvero i requisiti che fanno dell’interlocutore un soggetto affidabile per gli enti creditizi.

Le garanzie in questione, sono le seguenti:

  1. la capacità reddituale. Per tale si intende il possesso da parte del richiedente di una busta paga o di un patrimonio facilmente accertabile, sul quale potrà essere impiantato il piano di rientro. In particolare, la busta paga deve essere quella derivante da un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, meglio ancora se pubblico in quanto il Jobs Act, che consente il licenziamento per motivi economici, non si applica ai dipendenti statali e parastatali. Oppure da un impiego a tempo determinato, ma la cui durata scada una volta che le rate del prestito siano state pagate;
  2. il merito creditizio. Per tale si intende uno storico nei rapporti con il settore creditizio non macchiato da episodi controversi. Una categoria in cui ricadono non solo i protesti, ma anche il mancato pagamento di una o più rate nei tempi prestabiliti. E ufficializzata in particolare dall’inclusione del proprio nominativo all’interno di uno dei database elaborati dalle centrali rischi, come ad esempio quello del CRIF.

Cosa succede se non si possono presentare le garanzie?

Cosa può accadere nel caso in cui non si sia in grado di presentare le garanzie ricordate? Per chi non è in grado di ottemperare a questa richiesta, la strada verso l’ottenimento di un prestito si fa molto tortuosa.

Le finanziarie, infatti, ormai da molto tempo hanno deciso di restringere i criteri di accesso al credito. E lo hanno fatto spinte dall’accumularsi di un vero e proprio iceberg, ovvero i crediti deteriorati. Un termine il quale va ad indicare un vero e proprio spauracchio, quello rappresentato da prestiti i quali viaggiano ormai su un binario morto e non saranno mai rimborsati da destinatari i quali sono nel frattempo entrati in una spirale di difficoltà tale da impedire loro di onorare l’impegno assunto.

In Italia ammontano a centinaia di miliardi i cosiddetti NPL (Non Performing Loans) e spingono le imprese del settore a procedere coi piedi di piombo nel concedere nuovi finanziamenti. E le prime vittime di questa stretta sono proprio coloro i quali non sono in grado di accludere le necessarie garanzie alla richiesta avanzata.

Per queste persone, però, c’è una possibilità di ottenere comunque un prestito. Ovvero presentare una persona che sia a sua volta in possesso di questi requisiti e intenda aiutarle in tal senso. Stiamo parlando del garante.

Chi è il garante?

Per garante si intende un terzo soggetto, il quale:

  • è in grado di produrre sia capacità reddituale che merito creditizio;
  • aderisce all’ipotesi di accollarsi la responsabilità in ordine al pagamento del prestito. Se il contraente principale non paga più per un motivo di qualsiasi genere le rate del finanziamento ricevuto, sarà lui a subentrare e ad onorare l’impegno assunto. Nel caso non lo faccia, il suo destino sarà simile a quello del contraente principale: entrambi i soggetti saranno segnalati come cattivi pagatori, con tutte le conseguenze del caso.

Come si può facilmente immaginare, per assumere sulla propria persona un impegno di questo genere, il garante deve essere legato da un rapporto molto particolare al richiedente. Solitamente è un familiare oppure un conoscente di vecchia data, il quale si fida del richiedente ed è quindi disposto a correre il rischio. Proprio per questo motivo non è facile trovarne uno, anche perché si rischia di rovinare un rapporto consolidato nel tempo.

Va anche sottolineata una causa ostativa di non poco conto. Il garante, infatti, potrebbe ritrovarsi a sua volta in una condizione tale da dover richiedere un prestito. In questo caso può sicuramente farlo, ma per ottenerlo dovrà dimostrare il possedimento di una capacità reddituale o patrimoniale tale da fare fronte ad entrambi i finanziamenti. Come si può facilmente immaginare, non è semplice riuscire a farlo.

Quando conviene ricorrere al prestito con garante?

Conviene ricorrere al prestito con garante? Chi intende ricorrere a questa soluzione dovrebbe senz’altro porsi questo quesito prima di procedere. A parte la difficoltà di trovare una persona disposta a rischiare anche in termini finanziari, c’è anche da considerare un altro fattore di rilievo. Quello rappresentato dal fatto che i prestiti con garante possono essere caratterizzati da tassi di interesse più elevati di quelli consueti.

La risposta al quesito di partenza, comunque, è sicuramente positiva. A chi non ha garanzie e necessita di liquidità aggiuntiva per mettere una toppa, per quanto parziale, ad una situazione critica, conviene sicuramente una soluzione di questo genere. In quanto l’alternativa è non trovare ascolto presso il settore creditizio o doversi rivolgere agli strozzini, una soluzione la quale, però, apre la strada a rischi inimmaginabili.

Quali documenti deve presentare il garante?

Come abbiamo ricordato, chi presenta la garanzia deve provare di essere in possesso dei requisiti richiesti al contraente principale. E per farlo, chiaramente, deve presentare i documenti che comprovino questa condizione.

Quali sono questi documenti? Quelli da esibire sono:

  1. nel caso in cui il garante sia un privato, la carta d’identità, il codice fiscale, le ultime due busta paga, l’attestato di servizio, il CUD;
  2. ove invece si tratti di una persona giuridica, una copia fronte e retro del documento d’identità e del codice fiscale di un legale rappresentante della società, il Modello Unico dei soci e dell’amministratore, l’ultimo bilancio approvato e la visura camerale.

Il garante può slegarsi dall’impegno assunto?

Può anche accadere che il garante ritenga ad un certo punto di non poter più onorare il ruolo assunto con la finanziaria. Il caso tipico è proprio quello rappresentato dalla necessità di dover a propria volta richiedere un finanziamento senza però avere la capacità reddituale per onorare contemporaneamente due impegni.

In questo caso il garante può senz’altro richiedere di essere sciolto dal precedente impegno. Per poterlo fare, però, occorre che sia individuato un sostituto in grado di produrre le garanzie previste dalla precedente stipulazione. Ove ciò avvenga, si può inviare una lettera raccomandata alla banca, cui spetta il compito di esaminare la richiesta. Nel caso in cui tale comunicazione sia accettata, il recesso diventa effettivo e il garante non è più tale. Naturalmente, il garante liberato dall’impegno deve assicurarsi che l’istituto di credito provveda al rilascio di una liberatoria ufficiale.