Prestiti con garante: quali sono i documenti reddituali da presentare

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I redditi nel nostro Paese sono sempre più magri, almeno quelli provenienti da lavoro. Basta in effetti dare uno sguardo ad una statistica che continua a girare e a provocare polemiche, ovvero quella riguardante gli stipendi a livello OCSE. Dalla quale si apprende che dal 1990 gli stipendi in Italia sono rimasti stagnanti, mentre nella maggioranza degli altri Paesi avanzati hanno registrato significativi aumenti.
In particolare, nel corso del 2020, complice l’impatto del Covid-19, lo stipendio medio italiano è sceso sotto i livelli di trent’anni prima, con un calo del 2,89%, attestandosi a 37.769 dollari annui. Per capire meglio la drammaticità di questo dato, basterà ricordare che nello stesso periodo, ovvero tra il 1990 e il 2020, i salari nell’Area Ocse sono aumentati del 33,09%.

E, ancora, occorre notare come in Europa si trovano retribuzioni più basse soltanto in Paesi come Polonia, Portogallo, Grecia o Lettonia, ovvero economie neanche lontanamente paragonabili alla nostra. Mentre in tutte le altre grandi economie del G7 si guadagna mediamente di più. E non di poco.
Il risultato di tutto ciò, è destinato a ripercuotersi su una vasta gamma di settori. A partire da quello creditizio. Andiamo a vedere perché.

Le aziende creditizie esigono garanzie

Chi ha avuto la necessità di un prestito nel passato, più o meno recente, lo sa benissimo: le aziende creditizie esigono garanzie. Ovvero documenti in grado di attestare la capacità dei richiedenti di ottemperare al piano di rientro preventivato per il ripiano del debito.
Le garanzie, in particolare, sono di due tipi:

  • la capacità reddituale. Solitamente a chi chiede un prestito viene chiesto il godimento di una busta paga, derivante da un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, oppure determinato, ma la cui scadenza sia posteriore all’esaurimento del piano di rientro;
  • il merito creditizio, ovvero il non essere incappati in incidenti nel corso di precedenti finanziamenti, tali da portare il proprio nominativo ad essere iscritto in uno dei tanti elenchi di cattivi pagatori redatti periodicamente dalle centrali rischi.

La capacità reddituale: andiamo a vedere meglio di cosa si tratti

La capacità reddituale è naturalmente il pre-requisito per ogni richiesta di prestito. Se non si hanno cespiti di reddito cui appoggiare un piano di rientro è del tutto inutile provare ad ottenere un finanziamento.
Come abbiamo già ricordato, il modo migliore di presentarsi presso una finanziaria consiste nel godimento di una busta paga. In Italia, però, esistono milioni di persone che non hanno una busta paga, magari perché lavoratori a cottimo o liberi professionisti. Senza contare il fatto che troppo spesso gli stipendi, come abbiamo già ricordato sono troppo magri per poter sostenere il peso derivante dalla necessità di ripagare i soldi ricevuti.

A tutto ciò va aggiunto anche il nuovo quadro creato dal varo del Jobs Act, la riforma del lavoro voluta dal governo Renzi. Il quale ha in pratica segnato la fine del posto fisso nel settore privato. Chi ne fa parte, infatti, può essere licenziato da un giorno all’altro per sopravvenute esigenze economiche. Un fattore di cui le aziende creditizie non possono non tenere conto.

I documenti necessari per dimostrare la propria capacità reddituale

Al fine di dimostrare la capacità reddituale e spianare la strada verso un prestito sono necessari documenti. I quali siano in grado non solo di identificare il cliente, ma anche di attestarne la condizione lavorativa e finanziaria.
La documentazione in questione, può naturalmente cambiare in base alla tipologia di prestito richiesto e ai parametri utilizzati dalla singola banca o finanziaria. I quali rispondono alla politica adottata dai vari enti.
Indipendentemente dalla tipologia di prestito richiesto, le norme antiriciclaggio impongono comunque che sia sempre richiesta la documentazione fiscale o personale, relativa al richiedente.
Per quanto concerne il lato reddituale, ai possibili clienti sono solitamente richiesti:

  • nel caso dei lavoratori dipendenti l’ultima busta paga (in alcuni casi le ultime due) ed eventualmente il CUD.
  • ove si tratti di pensionati l’ultimo cedolino o il modello OBIS M rilasciato dall’ente previdenziale.
  • per i lavoratori autonomi l’ultima dichiarazione dei redditi (730 oppure Modello Unico) e il modulo F24 attestante i pagamenti.

Esistono anche casi legati a determinati finanziamenti in cui si potrebbe rendere necessario allegare le copie delle ultime bollette di luce, acqua e gas pagate. Anche ove la casa in cui si vive sia intestata ad altra persona.

Il prestito con garante

La documentazione che abbiamo ricordato è necessaria anche nel caso del prestito con garante. Una formula nella quale, però, a presentarla è appunto il garante, ovvero la persona chiamata a sostenere, anche in solido, la richiesta di un prestito da parte di una persona che non ha i requisiti per poterlo avere.
Solitamente, a svolgere questo ruolo sono persone che hanno una lunga consuetudine con il richiedente. Quindi familiari o amici, disposti a correre qualche rischio confidando nel fatto che l’assistito onorerà l’impegno assunto.

Prima di assumere il ruolo di garante, però, si dovrebbe riflettere a lungo. Meglio opporre un diniego immediato, provocando rammarico nella controparte, piuttosto che doversi poi trovare di fronte ad un rapporto in pezzi. Ovvero la situazione che si prospetta quando il richiedente non è in grado di ripagare il debito.

Prestito con garante: cosa accade se il beneficiario non paga?

Cosa accade nel caso in cui il beneficiario del prestito non ottempera al piano di rientro previsto? In pratica è il garante a dover subentrare nei pagamenti restanti, almeno sino a quando il suo assistito non recuperi capacità finanziaria per poterlo fare.
Una situazione la quale, come si può facilmente capire, può dare vita ad una vera e propria spaccatura. Il garante, infatti, è nel pieno diritto di chiedere la restituzione delle cifre versate al posto del garantito. Ove una composizione amichevole della questione non fosse possibile, ha la possibilità di rivolgersi alla giustizia civile per obbligare la controparte a restituire i soldi versati alla finanziaria.

Non è azzardato dire che una vicenda di questo genere è in grado di andare ad incidere in maniera rovinosa su rapporti anche di antica data. Proprio per questo motivo a rivestire il ruolo di garante sono sempre più spesso i genitori del richiedente. Disposti magari a supportare comunque l’interessato e a correre il rischio di non rientrare mai più dell’esposizione.