Prestiti con garante: differenze tra garanzie reali e personali

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Il problema delle garanzie da presentare per poter ottenere un prestito, in Italia, sta assumendo dimensioni inusuali. Il motivo è da ricercare nelle ricorrenti crisi economiche che hanno colpito con particolare virulenza nel corso del nuovo millennio. Creando un vero e proprio esercito di persone che hanno notevoli difficoltà a far quadrare i propri bilanci, cui si sono aggiunti tutti coloro i quali hanno perso il posto, sono disoccupati oppure svolgono lavori atipici, ovvero tali da non garantire il godimento di una busta paga adeguata e continuata.In queste condizioni non dovrebbe stupire che un gran numero di nostri connazionali non siano in grado di rapportarsi in maniera proficua con il settore creditizio. A sua volta messo in grande difficoltà dalla mole di crediti inevasi e ormai inesigibili presenti nei bilanci. I Non Performing Loans (NPL) sono in effetti un ostacolo non da poco per poter pensare a concedere credito a soggetti problematici. Ne consegue una vera e propria stretta creditizia, cui concorre proprio la latitanza di effettive garanzie da parte di troppi richiedenti.

Cosa sono le garanzie?

Per garanzie si intendono quelle che possono convincere una banca o una finanziaria a concedere un prestito. Solitamente si distingue tra quelle reali e personali.
Nel primo caso il riferimento è a mobili o immobili di proprietà dei clienti, che possono essere quindi date in pegno all’ente erogante o su cui si può accendere un’ipoteca.
Quella personali, invece, sono legate alla figura di chi richiede il prestito. Il quale deve presentare come pezza di appoggio una busta paga o cespiti di reddito ricorrenti da cui è possibile attingere per il piano di rientro, e una serietà inattaccabile per quanto concerne i prestiti precedenti, ove siano stati richiesti.
Quando tali garanzie mancano al richiedente, può però subentrare una terza figura, disposta a presentarle. Assumendosi i rischi che il suo assistito non paghi quanto concordato a livello contrattuale. Ipotesi nella quale sarà proprio il fideiussore a subentrare nel versamento di quanto dovuto alla banca o alla finanziaria che ha concesso il finanziamento.

Cosa accade se il beneficiario principale non paga il dovuto?

Come abbiamo ricordato, ove il contraente principale non versi quanto concordato nel piano di rientro, l’ente erogante chiama il garante a subentrare nei pagamenti di quanto dovuto. Il quale, però, può a questo punto farsi ripagare le cifre versate nella sua veste di subentrante. Per farlo può provare in via amichevole, proprio in quanto solitamente si tratta di una persona legata da vincoli di parentela o amicizia al garantito. Se una composizione amichevole non è possibile, il garante può però rivolgersi alla giustizia civile, in modo da ottenere una ingiunzione di pagamento.
Come è facilmente immaginabile, la situazione che può crearsi in questi frangenti è molto delicata. Preludendo alla possibile rottura di rapporti di vecchia data. Proprio questo spiega perché solitamente a fare da garante sono i parenti della persona interessata ad ottenere il prestito. I quali potrebbero infine decidere di non spingere troppo sul pedale dell’acceleratore per riavere i soldi persi. O, addirittura, rinunciare del tutto a vedersi rimborsata la perdita.

Chi è il garante? Può essere già impegnato in un precedente prestito?

In questo discorso, una particolare importanza è assunta proprio dal garante. Ovvero la persona che deve prestare le garanzie richieste. Deve cioè avere una busta paga o una solidità patrimoniale cui appoggiarsi e non deve comparire in un elenco di cattivi pagatori. Può quindi accadere che sia impegnato in un precedente prestito, avendo le caratteristiche per richiederlo e ottenerlo. Cosa accade in questo caso?
In pratica per poter fungere da garante, il fideiussore dovrà dimostrare che le entrate di cui gode sono in grado di sostenere agevolmente entrambi i prestiti. In caso contrario la richiesta del suo assistito è destinata senz’altro ad essere cestinata.

Chi è che solitamente necessita di un garante?

Come si può facilmente capire, a necessitare di un garante non sono i lavoratori dipendenti del settore pubblico. I quali possono facilmente reperire prestiti con la cessione del quinto, per i quali basta in effetti la busta paga.
I veri destinatari di questa particolare soluzione sono invece coloro che non hanno una busta cui appoggiarsi per il piano di rientro. O che se ce l’hanno, sono incappati in passato in qualche episodio controverso, tale da far finire il loro nome su uno dei tanti elenchi di cattivi pagatori redatti dalle cosiddette centrali rischi.
In pratica stiamo parlando di lavoratori precari, disoccupati o persone che non hanno pagato del tutto, o lo hanno fatto con colpevole ritardo, prestiti precedenti. Tutti soggetti dei quali il sistema creditizio non si fida. E con cui non intende avere rapporti. A meno, appunto, che non sia presente una terza persona a garantire per loro.

Quali documenti devono essere presentati dal garante?

Come abbiamo già ricordato, chi è chiamato a fungere da garante, deve essere in grado di dimostrare una discreta solidità economica. Per poterlo fare, deve presentare dei documenti dai quali l’interlocutore, ovvero la finanziaria,  potrà capire che l’interessato è in grado di farsi carico del debito, nel caso in cui il richiedente non sia più capace di dare seguito alle pattuizioni. Ovvero non sia più in grado di restituire con gli interessi concordati il capitale che gli è stato concesso in prestito.

Quali sono i documenti da presentare? I seguenti:

  • nel caso in cui sia un lavoratore dipendente le ultime buste paga ricevute. Alcuni istituti bancari sono soliti chiedere anche una copia del contratto di lavoro. Ove questo sia a tempo determinato, la sua scadenza dovrà essere successiva alla data di estinzione del prestito;
  • nel caso in cui il garante sia un lavoratore autonomo, il modello Unico. Ovvero il documento il quale riesce ad attestare a fini fiscali il reddito percepito dai garanti che esercitino una libera professione.

Ad essi, occorre naturalmente accludere anche il codice fiscale e un documento d’identità in corso di validità.

Garante: qual è l’età giusta per potersi proporre?

Se la situazione reddituale è un fattore molto importante per essere accettati in veste di garante, occorre considerare anche un altro fattore di una certa rilevanza. Stiamo parlando dell’età, che non deve essere troppo avanzata. Tanto da spingere le finanziarie a opporre una certa resistenza nel caso in cui sia un pensionato ad essere presentato per ricoprire il ruolo. Con la parziale eccezione rappresentata da casi particolari.
In via di massima, si può affermare che l’età ideale per fungere da garanti si va a situare tra i 18 e i 65 anni. Anche se non tutti gli istituti creditizi praticano la stessa politica al riguardo, preferendo magari puntare su altre restrizioni

Il prestito con garante conviene?

Conviene il prestito con garante? Prima di firmare un contratto è necessario porsi questa semplice domanda. Sapendo però che, almeno in alcuni casi, proprio questa soluzione  rappresenta l’unica opzione realmente praticabile per poter ricevere la desiderata liquidità. Occorre poi sottolineare come la presenza di questo terzo soggetto non sia tale da comportare variazioni di un qualche rilievo. Né per quanto riguarda il piano di ammortamento, né tantomeno in relazione all’ammontare degli interessi.
Possiamo di conseguenza affermare che la presenza di un garante non rappresenti uno svantaggio. Anzi, può riuscire a semplificare la procedura solitamente prevista per la concessione di un prestito e permettere al richiedente di ricevere il capitale di cui necessita in un arco temporale più breve.
In realtà, lo svantaggio può andare a ricadere interamente sul garante, nel caso in si venga a trovare nella necessità di subentrare nel pagamento del debito. Proprio questa, in fondo, è la considerazione che spinge a ritenere che sia il caso di assumere questo ruolo solo ove si abbia un rapporto molto stretto con il beneficiario del prestito.