Condizioni e garanzie dei prestiti con garante per lavoratori precari

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In Italia gli occupati con un lavoro precario, involontario e con forte disagio salariale hanno ormai valicato la soglia dei 5 milioni. Ai quali occorre aggiungere i 2,5 milioni di disoccupati e i lavoratori in cassa integrazione, per riuscire a fornire un quadro più esauriente della situazione in cui versa, da un punto di vista sociale, il Belpaese.
A fornire questi dati è stato un rapporto pubblicato di recente, dal titolo eloquente: “La precarietà occupazionale e il disagio salariale”. A occuparsi della sua redazione è stata la Fondazione Di Vittorio, che ha anche provveduto a corredarlo di un ulteriore dato: in conseguenza della discontinuità occupazionale, questi 5,2 milioni di occupati si ritrovano a fare i conti un salario medio estremamente basso, tale da collocarsi al di sotto dei 10mila euro annui.
Una situazione abnorme, tale da fare del nostro Paese un caso a parte tra le grandi economie. E che pone una lunga serie di problemi, a cascata. A partire da quelli relativi all’erogazione del credito.

Lavoro precario, credito a singhiozzo

Per chi non ha una situazione lavorativa ben definita, il rapporto con il mondo creditizio rischia di rivelarsi un vero e proprio girone infernale. Il motivo è da ricercarsi nel fatto che le aziende del settore esigono garanzie per concedere i loro prestiti. Garanzie che però, sono praticamente impossibili da presentare per i lavoratori precari.
A pesare in tal senso è proprio la questione collegata alla busta paga. Per chi è precario e salta magari da un lavoro all’altro, lo stipendio non solo è discontinuo, ma anche troppo spesso magro. Tanto da rendere impossibile o quasi prospettare la possibilità di impiantarci sopra un piano di rientro.
E quando il prestito viene concesso, al lavoratore precario può accadere di perdere all’improvviso il posto. Un vero e proprio dramma in un Paese ove gli ammortizzatori sociali sono praticamente inesistenti, o quasi. Tanto da impedire a quelli alle prese con le rate di un prestito di continuare a versarle regolarmente. Da qui all’entrata in un elenco di cattivi pagatori, il passo è brevissimo.

Lavoratori precari: la soluzione può essere il prestito con garante?

Come abbiamo visto, quindi, la situazione dei lavoratori precari è molto complicata in Italia. Anche dal punto di vista creditizio, proprio alla luce della evidente impossibilità di fornire garanzie in grado di spianare la strada verso la concessione del denaro richiesto.
Proprio per non escludere una platea così rilevante, però, le aziende creditizie hanno ormai da tempo deciso di varare e diffondere prodotti in grado di costituire una parziale risposta anche alle loro esigenze di sicurezza.
In particolare, la soluzione individuata in questi casi particolari è il prestito con garante. Ovvero quello che prevede la presenza anche di un terzo soggetto, chiamato a supportare la richiesta del contraente principale con le sue personali garanzie.
In pratica, il garante deve essere in possesso di capacità reddituale (una busta paga) e merito creditizio (uno storico inappuntabile nel rapporto con le finanziarie). Inoltre non deve avere in corso altri prestiti e, nel caso contrario, dimostrare di poter far fronte ad entrambi.

Prestito con garante: conviene realmente?

Naturalmente, anche il prestito con garante, come tutti i prodotti di questo genere, presenta vantaggi e svantaggi. I quali devono essere valutati nel modo più ampio, per riuscire a comprenderne l’effettiva convenienza.
In pratica, per quanto riguarda i vantaggi possiamo dire che l’unico effettivo è rappresentato dal fatto che si tratta di una soluzione offerta a persone che non hanno alternative, se non sotto forma di prodotti più rischiosi, come ad esempio il prestito cambializzato.
Sull’altro piatto della bilancia, però, occorre sicuramente mettere il fatto che chi concede questo genere di prestiti tende ad ottimizzare il suo investimento. E nel farlo propone costi accessori tali da spingere infine a livelli molto alti il costo del denaro prestato.

Prestiti con garante: conviene puntare sul credito online?

Come abbiamo visto, quindi, il prestito con garante presenta più di qualche criticità. Soprattutto in termini di convenienza, ove lo si raffronti ad altre formule in cui il rapporto sia limitato a richiedente ed ente erogante.
Il modo migliore per riuscire a bypassarle, secondo molti osservatori, è rappresentato dal credito online. Ovvero dalle aziende che preferiscono rivolgere i loro sforzi al web, ricavando da questa scelta un congruo numero di vantaggi.
A partire proprio dalla compressione dei costi, in particolare quelli gestionali. In tal modo sono in grado di assicurare agli utenti TAEG (acronimo di Tasso Annuo Effettivo Globale) più bassi.
A questo primo vantaggio, se ne va poi a sommare un secondo, quello rappresentato da iter procedurali più snelli. Per effetto dei quali è possibile ricevere una risposta nel breve volgere di uno o due giorni lavorativi. Tempi i quali sono tali da configurare i prestiti concessi dalle finanziarie online alla stregua di finanziamenti veloci o, addirittura, velocissimi.

Attenzione al TAEG

Quando si deve valutare la convenienza di un prestito, il primo dato che si va a osservare è il tasso d’interesse cui viene proposto. Si tratta però di un errore di non poco conto, in quanto non tiene in considerazione il vero problema dei prodotti creditizi, rappresentato dalla presenza dei costi accessori.

Quando si chiede un prestito, gli enti consultati avviano infatti una pratica tesa a sviscerare la reale affidabilità del richiedente. Si tratta della cosiddetta fase istruttoria, che nel caso delle finanziarie tradizionali può protrarsi anche a lungo. Le aziende, però, si fanno pagare questa fase. Così come sono solite mettere a carico del cliente altre pratiche, ad esempio l’invio periodico di comunicazioni.

Una miriade di costi i quali sono spesso camuffati in modo da nasconderne la presenza al cliente. Il risultato finale è una rata molto più alta di quella che si immaginava limitando il primo esame al TAN (Tasso Annuo Nominale).
Per ovviare a questo problema, il nostro consiglio è di guardare invece al TAEG, il quale prende in considerazione gran parte di questi costi accessori. Tanto da riuscire, in ultima analisi, a dare un’idea molto più compiuta del reale costo del denaro prestato dalla finanziaria con cui sono stati avviati i rapporti tesi alla concessione del finanziamento.